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Bimbi rom, vita più corta di 10 anni | Stampa |

LO STUDIO RELAZIONE CARITAS

Rom, vita più corta di 10 anni

di Marisa Carone

ROMA. 28 gennaio 2014 - I primi a a pagare per un processo di assorbimento e integrazione che stenta a partire tra comunità rom e i diversi territori italiani che li ospitano, sono proprio i bambini.

Nel nostro Paese la diseguaglianza sociale ed economica che segna la permanenza delle comunità rom si traduce per i bambini soprattutto in una diseguaglianza sulla salute. Questo è stato il tema principale del convegno “La salute dei rom: disuguaglianze vissute, equità rivendicata”, organizzato a Roma dalla Caritas italiana, che ha visto riuniti oltre 200 medici e operatori socio-sanitari di tutte le regioni italiane, e introdotto dal cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Alti tassi di patologie cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari e una diffusione di infezioni delle vie respiratorie e intestinali. Dati che si traducono in un'aspettativa di vita di almeno 10 anni inferiore a quella della popolazione generale. Durante i lavori, si è sottolineato come le cause di discriminazione trovino origine nella povertà, nel disagio e nelle cattive politiche, temi anche al centro del libro “Salute rom. Itinerari possibili”, presentato nella stessa sede. Il libro nasce da un'analisi della Caritas romana nell'ambito del progetto promosso dal "Tavolo Rom e Sinti" di Caritas Italiana. Il libro denuncia la miopia delle politiche finora condotte per i rom che hanno alimentato il già drammatico contesto di ghettizzazione ed emarginazione che questa etnia vive a causa dei pregiudizi e degli stereotipi negativi. A peggiorare le cose, il disagio abitativo. “Sedentarizzati” o meno, agli “zingari” non è comunque concessa alcuna possibilità di integrazione e di accesso ai servizi, in primis a quelli per la salute. Una difficoltà che per le comunità rom significa abuso del pronto soccorso, diagnosi tardive, interruzione delle terapie, percorsi assistenziali discontinui e frammentari. «Le realtà abitative dei campi attrezzati - spiega la Caritas romana - aree sovraffollate e isolate dal contesto cittadino in cui proliferano degrado e rassegnazione, e degli insediamenti spontanei, fatti di baracche improvvisate in luoghi malsani e sgomberate di continuo, non solo vanno contro ogni possibilità di inserimento socio-lavorativo di queste persone, ma agiscono in modo determinante sulla salute di adulti e bambini». I campi, piccoli o grandi che siano, nat come insediamenti "spontanei", qualche volta vere e proprie baraccopoli improvvisate e malsicure, prive di qualunque servizio essenziale, rappresentano le realtà più degradate. Certo gli sgomberi continui portano solo ad un nomadismo forzato e non rispondono adeguatamente al problema di integrare queste realtà culturali nel tessuto della società ospitante. Obiettivo della Caritas di Roma,ha spiegato il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci,« è sempre stato di aiutare il popolo romani affinchè arrivasse, con le proprie forze, ad essere artefice del proprio destino. Destino che, siamo sempre più convinti, non potrà costruire da solo, nella separazione dalla società ospitante, bensì nel dialogo, nella compartecipazione e corresponsabilità con la società gagè.

 

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